“LA ROMA PSICHICA”

PROGETTO DI MUSEALIZZAZIONE E RISIGNIFICAZIONE DEI FORI IMPERIALI IN ROMA, CON PROGETTO DI MUSEO SUL COLLE VELIA E COLLOCAMENTO DEL PORTALE VIGNOLESCO DEGLI ORTI FARNESIANI

Tesi di Master premiata con Menzione dalla commissione

SDF E PROGETTO

Una cosa che di cui ho riflettuto molto durante il percorso del master in Architettura e Archeologia, è la relazione indissolubile che intercorre tra ricordo e oblio. Ricordo e oblio. Queste due parole corrono sempre assieme. In ogni progetto di museografia si accenna sempre ad un certo atteggiamento attorno all’idea di ricordo. Ma il significato stesso di un ricordo presuppone che parte della memoria sia caduta nell’ombra dell’oblio, e si possano salvare solo le emergenze. Recentemente, mentre scrivo queste righe, ho visitato Atene, ancora in occasione di questo percorso di studi. La visita dell’Acropoli mi ha fatto concepire l’idea che il ricordo stesso sia un progetto, e di conseguenza anche l’oblio. L’Acropoli come appare oggi non è molto diversa dall’età periclea, ma solo da un secolo ha assunto l’attuale immagine, assumendone infinite altre durante i secoli. L’acropoli è un progetto di paesaggio che ha previsto demolizioni e ricostruzioni, tra cui l’imprescindibile intervento di Nikolaos Balànos sul Partenone. Gli uomini che hanno portato avanti tale operazione hanno come fissato un’immagine dell’Acropoli atemporale. La stessa narrazione avviene nella Museumsinsel di Berlino, dove i progetti in corso oggi sembrano finalizzati a restituire un’immagine ottocentesca della città, alludendo all’ultimo periodo di rigoglio vitale, intellettuale e artistico della Germania prima dell’incubo novecentesco.
Lo stesso si può proporre nel complesso dei Fori romani, oggetto del progetto in questione in questa tesi. L’obbiettivo è quello di un progetto museografico a scala urbana, e di eliminare ogni elemento che non riconduca ad una dimensione atemporale alla quale le rovine alludono. L’intervento non dev’essere architettura, ma natura, come le rovine (penso a ciò che hanno scritto Augé e Simmel). Per natura non intendo vegetazione, ma immaginare solo come una forma ideale del paesaggio. Perché “i ruderi sono diventati pietra” come scriveva Camus, “e, perdendo il lustro imposto dall’uomo, sono rientrati nella natura”. La natura è quella forza che sta in ogni luogo, che chiede che le cose siano fatte in un certo modo. Per fare ciò è forse necessario progettare con l’idea che la creazione rimanga per sempre, come diceva Ruskin.
Altro obiettivo di questo progetto è ridare all’archeologia il suo compito originario: di occuparsi e di restituire la città di morti alla città di vivi a cui si affianca, e non separarle. Come la Laudomia delle Città invisibili di Calvino, che, come ogni città, è affiancata da un’altra città, quella dei morti. Gli abitanti di Laudomia amano rendere visita alla città dei morti e contemplarvi i nomi iscritti nelle pietre, vi trova la spiegazione di se stessa “anche a rischio di trovarvi di più e di meno”.
Il titolo di questa tesi è un omaggio a Sigmund Freud, che nel 1930, nel Disagio della civiltà, aveva parlato di rovine urbane a proposito di Roma, in cui immagina un visitatore che avrebbe potuto ricostruire la Roma Quadrata solo con la propria immaginazione dalle poche vestigia rimaste, anche se rovine di rifacimenti posteriori. Freud sostiene che propendiamo, in opposizione alla distruzione della traccia mnestica nell’atto del dimenticare, per l’ipotesi di una vita psichica in cui nulla può perire e che tutto di ogni epoca in qualche modo si conserva. Noi ricorriamo alla “Roma Psichica” per avere la rappresentazione impossibile del succedersi storico di più epoche. Presente e passato si confondono e danno luce ad uno scenario inedito che non è mai esistito.

nuove viste dall'alto (1)

nuove viste dall'alto (2)

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LA NUOVA VIA DEI FORI IMPERIALISTRADA2

Il progetto si pone l’obiettivo di restituire una maggior leggibilità dei Fori, una maggior area libera per gli scavi archeologici e restituire la funzione di spazio pubblico dei Fori Imperiali. Per questi fini si propone l’eliminazione di via Alessandrina e il ridimensionamento di Via dei fori (a circa 26 mt di larghezza) e di largo Ricci. Precisamente, la maggior parte di Via dei Fori Imperiali sarà smantellata per realizzarvi un ponte ex-novo vero e proprio, permettendo uno spazio libero notevolmente maggiore e maggior permeabilità spaziale alla quota archeologica. Il ponte sarà appoggiato su una fondazione su pali poco ingombrante. Il mantenimento di Via dei Fori imperiali permette un collegamento viabilistico (riservato ai mezzi pubblici) e pedonale importante e fluido tra le due parti di città. Si mantiene così quell’anello stradale realizzato nel corso del ‘900 attorno all’area archeologica centrale.

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FORO DI TRAIANOTRAIANO

112-3 d.C. – l’area è già scavata, alcune pari sono accessibili al di sotto della sede stradale. Si può così mantenere l’attuale conformazione di Piazza Venezia. Le esedre saranno evocate in superficie da gradinate e rampe che, oltre ad essere zona di sosta per i passanti protetta dalle fronde degli alberi, permettono la discesa al Foro di Traiano.

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FORO DI AUGUSTO E DI NERVAAUGUSTO

Il Foro di Augusto (27-2 a.C.), come per il Foro di Traiano, la superficie coperta è inferiore a quella già scavata, la demolizione di Via Alessandrina permetterà ulteriore spazio scoperto e visibilità. Si innesca permeabilità con il Foro di Cesare (54-46 a.C.); qui la superficie ancora da scavare è inferiore a quella già messa in luce, verrà liberato solo parte del colonnato settentrionale, sarà conservata la zona verde, eredità del progetto di Munoz, tra essa e la nuova Via dei Fori. Per il Foro di Nerva o “Transitorio” (97 d.C.) è necessario lo scavo quasi totale della metà superiore.

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TEMPIO DELLA PACEPACErrr2

71-5 d.C. – è una zona problematica per il rapporto con le strutture circondanti, o sopra il foro in alcuni casi e per rapporto organico esistente tra la viabilità moderna ed antica. Ora è scavato solo un quarto dell’area. Il progetto prevede che sia liberato il quarto in prossimità dell Torre dei Conti per portarlo alla luce e inserirci uno degli ingressi ai Fori, un terzo quarto sarà accessibile al di sotto di Via dei Fori. L’ultimo quarto rimane sotto l’isolato preesistente.

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IL PORTALE VIGNOLESCO DEGLI ORTI FARNESIANIORTIrrr2

Si propone inoltre il ricollocamento degli Orti Farnesiani, rimontato illegittimamente su Via San Gregorio. Il valore  storico, simbolico e ideologico che ha dato origine a questo palinsesto è imprescindibile, per questo le scelte sono nate da un’attenta analisi storica. L’obiettivo è quello di restituire ed enfatizzare l’asse visivo tra le uccelliere e la Basilica di Massenzio. Il muro degli orti demolito durante gli scavi è evocato con filare di conifere, piantati su un riporto di terreno, che diventa una zona di sosta in posizione molto centrale. Sia inerente a questo tema che per agevolare il notevole flusso dei visitatori, è prevista una scalinata sul fronte sud della Basilica di Massenzio, sul luogo di quella non più esistente realizzata da Costantino. Vi è prevista nella Basilica anche una pavimentazione in basalto, le cui fughe riprendono il disegno originale della pavimentazione marmorea non più presente. Infatti la Basilica assume nel progetto quello di uno dei luoghi principali nella frequentazione della zona archeologica da parte del visitatore, essendo uno dei nuovi principali ingressi turistici al Foro Romano e al Palatino.

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MUSEO SUL COLLE VELIAMUSEO2

La forma tipologica di “portico romano” viene ripresa nel nuovo museo sulla terrazza Cederna, concepita come una sala espositiva, e i punti d’accoglienza nei pressi degli ingressi. Questo museo possiede al centro un vano cilindrico con scale a doppia elica e ascensori per permettere di migliorare il collegamento verticale tra i due livelli. Il museo è composto da due ampi spazi a doppia altezza, contornati da due ordini di archi su pilastri che definiscono i camminamenti. Le dimensioni dell’edificio sono volutamente ridotte per non impattare e inserirsi visivamente nel migliore dei modi nella prospettiva che, da Via dei Fori Imperiali, inquadra il Colosseo, e per non ridurre importanza il Museo dei Fori Imperiali di recente realizzazione all’interno dei Mercati Traianei.

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L’ultima immagine è una restituzione grafica, ispirata alle incisioni di Piranesi, del museo progettato sul colle Velia in rovina assieme al paesaggio circostante. Riprendendo ciò che è scritto nell’introduzione, l’architettura dovrebbe essere ritenuta uno scenario naturale, legata a pochi rapporti e poche forme, e appartenente ad un unica dimensione atemporale. Forse è questo ciò che ci dicono le rovine.

 

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